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Qual'Ŕ il rischio di diventare vittima? PDF Stampa E-mail

 

In questa società in cui la paura del crimine purtroppo è un malattia sociale, anche se spesso non è commisurata al rischio reale, è possibile fare una previsione di vittimizzazione, dar consigli per evitare di essere vittimizzati.


Risposte Vittimologiche (ristoro)

 

 

 a carico del
vittimizzatore

 Riparazione

  E' lo stesso vittimizzatore - eventualmente per l'impulso dell'operatore vittimologico- che cerca di elidere o ridurre le conseguenze del crimine. Il nostro codice penale riconosce uno sconto di pena al ravveduto.

 a carico del vittimizzatore

 Risarcimento

 sostitutivo (al posto della pena)
autonomo (sanzione parallela)

complementare (porta benefici e riduzioni di pena

 intervento sociale

 Prevenzione della vittima

Ristoro psicologico ed
economico

 Identificare le categorie a rischio nel tempo/spazio d'operazione.

Promuovere e sostenere leggi pro victima

Interventi operativi sul campo

 

 

 

                                                                    

Predizione di vittimizzazione.
I dati statistici (dai rilevamenti ISTAT) danno  indizi e segnali. Naturalmente le illazioni che si rica-vano dai dati numerici che di necessità usano semplificazioni delle categorie, non hanno la certezza delle leggi galileiane. Alcune analisi statistiche danno indicazioni o predizioni di rischio) ovvia-mente solo approssimate per la incertezza sulla definizione dei parametri
Ecco alcuni utili rilevamenti :
Vittime probabili nella società italiana, per sesso ed età:
• Femmine: maggiori probabilità di subire scippo o borseggio
• Maschi: maggiori probabilità di subire rapine o minacce
• Se si considerano tutti i furti e le rapine il rischio diminuisce con l’età.

Vittimizzatori per reati violenti :
• La quasi totalità degli autori (80-90%) è di sesso maschile.
• nella maggior parte dei reati violenti hanno un’età compresa tra i 21 e i 40 anni
• negli scippi è abbastanza consistente la percentuale di giovanissimi.
• la collaborazione tra più autori aumenta la probabilità del successo del reato.

Interrelazione :
• La quasi totalità degli scippi e delle rapine viene compiuta da estranei
• per le aggressioni aumenta la presenza delle persone conosciute
• più il reato è grave, più stretta è la relazione con la vittima (ad es. violenza sessuale)

 

Il luogo e il tempo.
La probabilità di vittimizzazione personale è direttamente proporzionale al tempo che la persona passa in luoghi pubblici (strade, parchi) e aumenta di notte.

Tale modo di agire è correlato con lo stile di vita della persona (ad esempio i giovani e i singoli
hanno un stile di vita che porta a passar più tempo di altri in strada e a uscir di notte).
Le probabilità di subire aggressioni alla persona (rapina, violenza, ad esempio) cresce col crescere del tempo che la persona vive fuori dell’ambiente familiare. Dallo stile di vita dipende il tempo che la persona passa fuori dell’ambiente familiare.
Incide sul rischio il grado di capacità (anche economica) di star lontano da possibili aggressori, di frequentare, ad es. luoghi protetti.
Le interazioni sociali tendono ad essere massime tra individuo che hanno lo stesso lifestyle.
Le probabilità individuali di vittimizzazione sono strettamente connesse alla condivisione con l’aggressore delle caratteristiche demografiche.
Lo stile di vita della persona determina l’attrattività di quella persona come vittima per l’aggressore, che trova meno rischioso e più conveniente aggredire persone con un certo stile di vita.
     

Rapporto tra vittimizzazione e uscire di casa

 

Persone di 14 anni che hanno subito almeno un reato contro  la proprietà individuale o almeno un reato violento negli ultimi 12 mesi per frequenza con cui escono di giorno  e frequenza con cui escono di sera, per sesso- Anno 2002 (per 100 persone con le stesse caratteristiche)
 

 Frequenza con cui
esce la sera

 Frequenza con cui
esce la sera

Almeno un reato contro l’individuo  maschi femmine
Più volte a settimana

6,5 

10 

Una volta a settimana

 6,2

 8,3

Qualche volta a settimana

 4,5

 5,5

Qualche volta al mese

 2,7

 4,3

Una volta al mese

 3,2

 3,6

Qualche volta all’anno

 2,9

 3

mai

 1

 2,6

 

 

 

Da un’indagine dell’ Università del New Hampshire risulta che negli appuntamenti delle ragazze tra
i 6 e i 15 anni sulle 542 ragazze con appuntamenti (dating), il 9,8% avevano subito violenza fisica,
il 26,5% una qualche forma di violenza psicologica, mentre il 10% sarebbe stato sottoposto a vitti-mizzazione sessuale. I dati devono essere presi con molta cautela perché gli autori della ricerca inseriscono nella violenza psicologica persino l’essersi comportato in modo freddo e indifferente e nella violenza sessuale aver insistito per aver rapporti sessuali. L’aspetto interessante è la costru-zione di predittori di violenza, cioè i fattori di rischio che, peraltro, appaiono diversi per i tre tipi di vittimizzazione. Effettivamente sembra necessario considerare categoria a rischio quella delle gio-vanissime studentesse e predisporre forme di intervento preventivo vittimologico  per vincere il “complesso della verginella”.
Un luogo virtuale di vittimizzazione .
Forme di violenza verbale, di manipolazione e aggressione sessuale trovano luogo ideale in internet, specialmente nelle chatrooms.  Katzer si chiede 1:
1. Quali siano le forme del bullying e delle aggressioni sessuali nelle chatrooms.
2. Come si identificano autori e vittime.
3. Quali fattori di rischio entrino in gioco.
Dall’indagine su 1700 studenti della Vestfalia, risulta una connessione tra vittimizzazione a scuola e vittimizzazione in internet. 1/3 delle ragazze (che costituiscono la maggioranza delle vittime) su-biscono turbe importanti.  La prevenzione  è assai difficile per la legittima ed auspicabile libertà di conversazione che ha l’inconveniente spesso non prevedibile dell’aggressione alla dignità, al decoro, alla sessualità dell’altro. Non c’è forse che da raccomandar cautela nella scelta della chatroom: un problema di informazione e formazione generale dopo aver cercato di riconoscere le categorie a rischio, gli studenti sprovveduti insomma.

 

Effetti psicopatologici della vittimizzazione
Si verifica la sindrome di vittimizzazione VS  in chi ha subito uno o più episodi di violenza fisica o psicologica o abusi sessuali, sia come vittima sia come testimone al fatto. Eccone i 10 sintomi:
1) Senso di incapacità a far fronte ai problemi quotidiani, per incapacità, passività invincibile, sfi-ducia in se stesso.
2) Convinzione di aver subito danni irreversibili (esempio: il bimbo violato può credere che ormai nessuno più potrà volergli bene).
3) Senso di isolamento, incapacità di instaurare rapporto con l’altro.
4) Frustrazione o rancore rabbioso.
5) Minimizzazione degli effetti del torto subito.
6) Amnesia correlata al fatto.
7) Convinzione della propria colpa causale del fatto.
8) Idea che si subirà in futuro analoga aggressione.
9) Idea che l’aggressore fu nel giusto (il bambino che ritiene d’essere nella disponibilità sessuale dei genitori)
10) Idealizzazione dell’aggressore.

 

Bersaglio, non vittima

 Alcuni vittimologi operativi cercano di rafforzare la personalità della vittima di abusi, soprusi, vio-lenze, ispirandosi all’idea che la vittima sceglie il ruolo (chi pecora si fa, il lupo se la mangia,  diceva la saggezza popolare): tu non sei la vittima, sei un bersaglio, in definitiva si cerca di potenziare la capacità di reazione del soggetto. Il sito www.youareatarget.com offre una sorte di manuale di autotutela del bersaglio della aggressione. In casi lievi o prodromici potrà esser utile:
 Dimostra che nessuno può abusare di te senza il tuo consenso
 Ammetti di impersonare il ruolo della vittima
 Non limitarti a sopravvivere, puoi vincere
 Cerca un nuovo gruppo di amici
 Trova i modi per ottenere l’interdipendenza
 Chiarisci che non terrai segreti gli abusi e le violenze
 Racconta le tue vicende ad altri

 

Centri di intervento di ristoro psicologico e sociale
 Importanti per l’operatore vittimologico sono i numerosi centri specializzati in disturbi e\o sindromi propri della vittima, come l’ansia e lo stress. Tra gli altri, l’AMAD che focalizza il progetto sulle per-sone affette da ansia, depressione, con attenzione al cerchio familiare, sensibilizza le autorità per una disciplina per la tutela dei sofferenti, la LIDAP, che suggerisce “un percorso terapeutico che conduca il paziente/utente alla comprensione ed alla soluzione dei suoi problemi psicologici, nonché, ad una reale e definitiva autonomia. Il paziente che inizia uno stato di grande dipendenza (dall’accompagnatore, dal farmaco, dal medico, passi ad una fase di impegno attivo (nella relazione terapeutica e nei gruppo di auto-aiuto) e giunga ad uno stato di liberazione e di autonomia”.Ve ne sono molti altri facili a trovarsi in rete.

 

Ci sembra che la creazione di centri mirati (non di assistenza generica) sia la strada giusta per ot-tenere buoni risultati sul vulnerato.
 Scrive Devani in un attento resoconto della attività del suo centro: la creazione dei Centri per le Vittime   , che solo in Italia continua ad essere disattesa, può presentare percorsi che, oltre all’aspetto della sperimentazione, includono quello dell’originalità: è il caso del Centro di Casalecchio di Reno, nato dall’esperienza della strage del 6 dicembre 1990 all’istituto Salvemini (11 studentesse ed 1 studente uccisi, 80 feriti gravi per la caduta di un aereo militare in avaria dentro la scuola). In questo caso, infatti, la rielaborazione collettiva della tragedia subita è giunta a voler affermare il ruolo e la dignità della “vittima”, soggetto portatore di diritti che devono essere riconosciuti e salvaguardati attraverso atti concreti e garantiti che vadano al di là dei pur importanti sentimenti di generica solidarietà. L’esperienza ci ha insegnato che ogni vittima, indipendentemente dalle cause che ne hanno determinato tale stato, vede la propria situazione caratterizzata da un progressivo abbandono e senso di solitudine. Una comunità che riconosca la solidarietà e la coesione sociale come valori primari non può che collocare l’attenzione e l’assistenza alle proprie “vittime”
nell’ambito dei diritti inalienabili.

 

Un percorso pro victima
F. Carrer   così raccoglie un programma di lavoro, suggerendo iniziative, grandi e piccole, che non riguarda peraltro soltanto le vittime di un torto:
• accompagnatori per persone anziane;
• iniziative di socializzazione, anche intergenerazionale e interculturale,
• informazioni preventive specifiche, razionalizzazione delle esperienze subite;
• risarcimento del danno e aiuto finanziario immediato;
• sale d'attesa separate da quelle dell'imputato nei tribunali;
• riservatezza da parte della stampa;
• centri diurni e appartamenti protetti;
• forme di associazione e di autoassistenza fra gli anziani;
• organizzazione del quartiere come spazio di sicurezza e solidarietà;
• numeri verdi.

 

 

 
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