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Scatola verde per la videoregistrazione in sala operatoria PDF Stampa E-mail

Voce alla Vittima!ONLUS si batte per la tutela dei medici, oltre che dei pazienti, vittime del sistema sanitario privato e pubblico.
Il fondamentale ruolo di collegamento del medico tra il sistema sanitario nazionale astratto e il cittadino/paziente lo espone ad una continua  valutazione e critica.
Spesso medici ed infermieri sono caricati di responsabilità addebitabili al contrario a disfunzioni amministrative e a carenze di investimenti determinando così l’incremento di errori e di criticità del sistema sanitario.
Solo un’organizzazione ottimale dell’attività sanitaria può rispondere a tale esigenza di tutela in termini di risultati.

La netta differenza di percezione di sicurezza nei trattamenti sanitari tra nord e sud della penisola fotografa effettivamente lo stato di salute di un sistema sanitario oramai non più nazionale ma locale, connesso a doppio filo con lo stato di benessere della Regione che lo finanzia.
Voce alla Vittima!ONLUS offre aiuto al medico o all’operatore sanitario che sia restato vittima, nella persona e/o nella sua qualità professionale, di aggressioni o di disfunzioni dell’organizzazione amministrativa.


Riportiamo un articolo tratto da Il Messaggero del 20 aprile 2010 a cura di Carla Massi.

Nell’ultimo decennio è costantemente diminuito il numero degli iscritti ai corsi di chirurgia, dal 2007 almeno il 30% in meno- fa sapere Pietro Forestieri, presidente del Consiglio italiano dei chirurghi-. In alcune sedi universitarie i posti disponibili a volte non sono stati neppure coperti. Il timore dell’alto rischio di contenzioso medico-legale spinge i giovani a scegliere altri campi”. Rincara Giorgio Vittori, presidente della società italiana di ginecologia e ostetricia: “il motivo più frequente che spinge molti specialisti a scegliere il cesareo è la paura di denunce da parte della paziente in caso di problemi con il parto naturale”. I chirurghi calano e quelli che, comunque, decidono di andare avanti sanno che 8 su 10 rischiano di andare incontro ad un “conflitto” legale. Siamo un paese al top delle classifiche delle cause mediche. Se ne avviano oltre ventimila l’anno. Di qui la nascita del modello, ormai purtroppo ben collaudato, della “medicina difensiva”. È stato lo stesso ministro della Salute Ferruccio Fazio, qualche giorno fa, a presentare una ricerca del Censis nella quale emerge che il 50% dei pazienti del Sud teme gli errori in ospedale. Per esattezza: il 34,5% di chi abita da Roma in giù li ritiene abbastanza frequenti e il 7,2% molto frequenti. Il risvolto della medaglia: nel Nord-Ovest i casi di malasanità sono ritenuti “poco” probabili dal 73,6% degli intervistati e “per nulla” probabili dal 19,5%. Alzano la voce i camici bianchi dell’Amami, Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente. Si sono fatti i conti e dicono che negli ultimi 15 anni le compagnie di assicurazione hanno aumentato il costo dei premi per le polizze del 250%. “Ginecologi e chirurghi possono arrivare a pagare fino a 10mila euro l’anno. Dieci volte di più di quanto paga un medico di famiglia o un pneumologo” denuncia Maurizio Maggiorotti, presidente Amami. “Ed hanno anche tante difficoltà – aggiunge – a trovare una compagnia disposta ad assicurarli. Spesso bussano all’estero”.
Sarà per le proteste dei cittadini, sarà per le spese che le Asl devono sostenere per fronteggiare le cause, sarà perché la lista delle persone seguite da specialisti non troppo specialisti è sempre più lunga ma qualche iniziativa sul fronte della formazione si sta muovendo.
L’altra settimana il ministro della Salute ha presentato un video per la sicurezza in sala operatoria. Una sorta di mini-fiction che illustra le modalità di esecuzione dei controlli prima, durante e dopo un intervento. Musiche di Nicola Piovani. La speranza è che il dvd entri in tutti gli ospedali e che tutti, medici e infermieri, lo vedano. Al Campus Biomedico di Roma, la Scuola di formazione continua, ha deciso di avviare un Master proprio sul rischio in corsia. Partirà dal 13 maggio. L’obiettivo del corso è quello di creare la figura professionale del Clinical risk manager. Un super esperto, cioè, in grado di valutare le diverse dimensioni e tipologie del rischio all’interno delle corsie, le sale operatorie e gli ambulatori. Ignazio Marino, senatore presidente della Commissione parlamentare di in-chiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale, sta lavorando ad un progetto facilmente (se le Asl avranno voglia di collaborare) applicabile: scrivere nero su bianco per quali interventi i chirurghi come i ginecologi o gli ortopedici sono affidabili perché con una notevole esperienza e per quali, se costretti ad operare, hanno bisogno di essere affiancati da un tutor. Diranno si i nostri chirurghi come, da anni, dicono si molti chirurghi stranieri?

 

Scatola verde nelle sale operatorie
Inserire la videoregistrazione nelle sale operatorie e in quelle di rianimazione: sarà come la scatola nera degli aerei da custodirsi gelosamente e da aprirsi soltanto se c’è un evento di danno sospetto, previo provvedimento del magistrato.
Questo, sia per il paziente che spesso si trova nella disperata difficoltà di conoscere ciò che effetti-vamente accadde, sia a tutela del medico soggetto a volte a ricatti odiosi, soltanto per non aver do-cumentato un trattamento effettuato.
Non è necessaria una legge né spese straordinarie, tuttavia non è facile ottenere dalle ASL, dalle cliniche private, una autoregolamentazione che preveda l’installazione di questo mezzo di registra-zione. La proposta è articolata in modo da garantire la privacy.

 
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