Login Form






Password dimenticata?

Syndication

Home
"La vittima e la sua voce": uno studio di Michele Del Re PDF Stampa E-mail

Se dopo il torto subito non si può neppure parlare

di Raffaele Alessandrini

L'Osservatore Romano 10 marzo 2010

 

"La storia fosse scritta dalle vittime/ - cantò un giorno il poeta campano Alfonso Gatto - altro sarebbe, un tempo di minuti/ di formiche incessanti che ripullulano/ al nostro soffio e pure ad una ad una/ vivide di tenacia, intente d'essere". Le vittime non mancano mai; fanno parte del nostro vissuto quotidiano a cominciare dall'incontro casuale col barbone o con lo straniero sfruttato dal racket dell'accattonaggio la cui solitudine non cessa d'interrogarci, anche quando prevalgono la distrazione o l'omissione cosciente.

imgDelle vittime e di chi soffre però non si ama parlare. Sui canali d'informazione bastano i criminali, i carnefici, e i loro delitti a far notizia e spettacolo. La cronaca nera e i suoi processi a puntate sembrano aver occupato il posto lasciato dai feuilletons del tempo andato. E poco importa se qui non si tratta di realtà romanzesca - anzi, il cinismo e la curiosità morbosa si pregiano dell'informazione quanto più si trasforma in show che distrae, cattura l'attenzione e magari la distoglie da altre questioni di cui - per convenienza o per ordini superiori - non si deve far menzione. Intanto le vittime al massimo fanno pena, e solo per brevi attimi. Poi si dimenticano; anche se vittime continuano a restare.
Sul piano civile, tuttavia, ancora poche sono le realtà in controtendenza. Tra queste si situa l'associazione non lucrativa di utilità sociale (onlus) "Voce alla vittima!" di Roma, patrocinata dalla Croce rossa italiana e presieduta da Michele Del Re, avvocato e docente presso l'università di Camerino. Finalità dell'associazione è la tutela giuridica della persona vittima di un torto, rendendola consapevole dei suoi diritti nei confronti dell'aggressore e dello Stato; e di operare affinché la vittima possa ottenere il dovuto "ristoro". Sulla questione nei giorni scorsi è stato presentato a Roma il volume di Michele Del Re La vittima e la sua voce (Roma, Edizioni universitarie romane, 2009, pagine 470, euro 30):  ne hanno parlato tra gli altri, oltre all'autore, il presidente della Corte d'appello di Roma Giorgio Santacroce, il sociologo Franco Ferrarotti, esperti e giornalisti tra cui il vicedirettore del nostro giornale Carlo Di Cicco. Il volume, va subito detto, non è destinato al vasto pubblico, ma è diretto a gamma interdisciplinare di addetti ai lavori:  dai legislatori ai criminologi, dagli psicologi ai sociologi, dagli antropologi agli educatori; e anche ai filosofi e ai teologi.
"Voce alla vittima!" guarda ai più deboli come possono essere i bambini e gli adolescenti; gli anziani o le donne. In particolare si dedica alla cosiddetta vittimizzazione nascosta:  da quella consumata in famiglia alle prepotenze, agli abusi e agli atteggiamenti persecutori negli ambienti di lavoro, nei luoghi di aggregazione, o all'interno delle scuole - il cosiddetto mobbing - alle vittime di negligenze sanitarie, vittime dell'hooliganismo - o bullismo che dir si voglia - vittime di molestie - o stalking.
L'intera giurisprudenza a ben vedere andrebbe riscritta in chiave vittimologica - ricorda Del Re.

La vittima dovrebbe quantomeno, diventare parte essenziale e attiva del processo penale:  si deve riconoscere la natura pubblica, e non soltanto privata, dei suoi diritti. Ad esempio si vorrebbe l'ampliamento giuridico dell'effettività del ruolo di vittima. Che ne vengano sempre garantiti il rispetto e la dignità personale.

La vittimologia idealmente è riaffermazione e strumento della fraternità e della solidarietà tra gli uomini - della caritas - ed è manifestazione ed espressione dei principi della Costituzione (articoli 2 e 3) che, in Italia sanciscono con legge vincolante per il legislatore ordinario i diritti dell'uomo, anche alla luce dal nucleo individuabile nella Risoluzione 40/34 del 29 novembre 1985 dell'assemblea generale dell'Onu riguardo alla vittima danneggiata da fatti penalmente rilevanti e prevede:  il diritto a essere trattati con rispetto e considerazione; il diritto a essere affidati a ser-vizi di sostegno adeguati; il diritto di ricevere informazioni in merito ai progressi compiuti sul caso; il diritto a essere presenti, a esprimere il proprio parere nell'assunzione di decisioni; il diritto di av-valersi di una consulenza legale; il diritto di ricevere un risarcimento sia da parte di chi ha commes-so il reato, sia da parte dello Stato.

Con tutto ciò il presidente Santacroce lamenta ancora una forte mancanza d'interesse giuridico per la vittima, soprattutto nel fronte processuale. "Dove il ruolo della persona offesa è stato ridotto e svilito per lungo tempo a quello di un interlocutore occasionale, con un peso scarso o addirittura inesistente nello svolgimento della vicenda giudiziaria". E questa situa-zione - nota Santacroce - nonostante gli enunciati e le concessioni del codice del 1988 e della legge sulle indagini difensive del 2000 tende sostanzialmente a persistere.
Il terreno battuto da Del Re - come osserva lo psichiatra Bruno Callieri nell'introduzione al volume - non è davvero "pianeggiante o uniforme, ma scosceso e dirupato, pieno di ostacoli e di trappole, di emergenze carsiche e di crepe profonde". La stessa identificazione della vittima, inestricabilmente connessa con la lesione dei suoi diritti viene riportata, con sensibilità pari al sapere, all'esemplarità di Giobbe, alla ricchezza paradigmatica della sua figura". A tal proposito Carlo Di Cicco ha rilevato come nel richiamarsi al biblico "archetipo della vittima", Del Re fornisca anche un aggancio evidente all'Uomo dei dolori di Isaia e all'Ecce Homo di Pilato. Ecco dunque configurarsi il richiamo alla scelta preferenziale per i poveri parte integrante della cristologia, come Papa Benedetto XVI ha ricordato nel suo viaggio in Brasile:  là dove nell'immagine del Crocifisso si dà voce e rappresen-tanza a tutte le vittime della storia. E del resto la misura stessa dell'umanità "si determina essen-zialmente nel rapporto con la sofferenza e il sofferente" (Spe Salvi, 38).
Il quadro della trattazione dello studio di Del Re è articolato e poliscenico come una tela di Brueghel. Parlare di vittimologia significa prima accostarsi alla vittima, e alle sue innumerevoli fisionomie, come pure ai vittimizzatori e alle loro diverse categorie socialpsicologiche. Del Re si sofferma sulle eventuali situazioni che considerano la fatalità o la predisposizione sociale o ambientale a es-sere vittime. Lo sguardo dello studioso si sofferma in particolare sui bambini, spesso vittime-silenziose.

Un capitolo particolare è dedicato alla sanità:  dalle colpe dovute a scarsa o mancata or-ganizzazione fino ai danni provocati dalla falsa scienza medica. Interessante, anche se non priva di crudezze di trattazione, la parte dedicata alle vittime dei delle sette là dove si parla di plagio, di abusi psicologici e sessuali; e della paura, intesa come vera e propria patologia del nostro tempo, dalla quale è arduo guarire soprattutto dopo esperienze particolarmente sconvolgenti di perversione  e  di  violenza.  Basti  solo pensare alla fin troppo sottovalutata azione delle sette sataniche.

(©L'Osservatore Romano - 10 marzo 2010)

 
< Prec.   Pros. >
Joomla template by DesignForJoomla.com
DesignForJoomla.com provides free Joomla templates, free and commercial Joomla extensions, Joomla tutorials and SEO tips for the Joomla CMS